PD - Cultura

La famiglia cambia, i diritti no

13 giugno 2014

Il problema non è chi si schiera con la famiglia tradizionale e chi parteggia per i gay. La questione è quella di essere uniti per potenziare le relazioni.

 

È il momento per una legge sulle unioni civili. Dopo decenni questa è diventata una vera e irrinunciabile priorità. Dopo la sentenza 170 della Corte sulla persona che ha cambiato sesso e voleva restare sposata non si può più aspettare un minuto per varare una saggia, equilibrata e giusta legge sulle unioni civili delle coppie dello stesso sesso. Quest’ultima sentenza segue nello spirito quella del 2010 e del 2012. L’ultima sentenza infatti, non “chiede” il matrimonio ma “impone” una legislazione che dia garanzie giuridiche alle coppie omosessuali.

Dobbiamo cominciare a ribaltare la prospettiva sui diritti civili, divisi tra chi proclama che ci sono sempre due tempi e i diritti vengono sempre dopo, perché le priorità sono sempre altre. E chi, all’opposto, proclama che i diritti sono la priorità in una logica massimalista, di bandiera in nome di un attaccamento irriducibile ai propri “principi”, che diventano astratti e lontani dalla vita concreta delle persone in carne ed ossa. Atteggiamento che in passato è valso sia per i cattolici chiusi che per i laici furiosi. Due facce della stessa medaglia.

E questo non per moderatismo ma perché siamo entrati davvero in una nuova stagione. Dobbiamo saperla cogliere, decifrarla, usarla con intelligenza politica, non ricadere nella trappola del bipolarismo etico proprio dell’ultimo decennio che ha lasciato terra bruciata oltre che non avere portato a casa nessun risultato. Cosa successe con i Dico e i Pacs? Ora non abbiamo neppure un riconoscimento dei minimi diritti civili. O con il testamento biologico? Ora non abbiamo neppure la possibilità di dichiarazioni di fine vita o,per finire, la legge 40. L’irriducibile scontro sull’eterologa impedì addirittura una ragionevole normativa sull’inseminazione artificiale omologa.

Il contesto oggi è cambiato profondamente: un pontificato che è molto più saggio di una classe politica che si autoproclama cattolica, una cultura laica che è ormai consapevole, che molti temi etici e antropologici riguardano davvero la difesa di un comune umanesimo messo a rischio.Eppure vedo risorgere pericolosamente le antiche malattie italiane, come se nei due schieramenti contrapposti prevalessero ancora una volta le spinte estreme, quelle irrealiste. Una ideologia residuale, insomma un vecchio, vecchissimo armamentario.
Noi dobbiamo essere pragmatici sui diritti. Così come dobbiamo sapere che i rapporti stabili (naturalmente anche dello stesso sesso) vanno incoraggiati e favoriti rispetto all’individualismo atomizzato, alla provvisorietà, alla fluidità dei rapporti. Dobbiamo promuovere tutto ciò che aiuta e rafforza la responsabilità.

Così come non vanno più contrapposti i diritti civili a quelli sociali, una separazione, questa, frutto di una vecchia logica. Pensiamo alla maternità: come ci siamo battuti per la libera scelta della donna sull’interruzione della gravidanza, così oggi dobbiamo considerare un diritto della donna quello di poter procreare, una decisione, per i ceti disagiati, al limite dell’eroismo.
Perché oggi per noi, in tema di diritti, la priorità è quella delle unioni civili?

Il Pd ha ormai una lunga storia su questa materia sia sul piano dell’elaborazione, pensiamo alla commissione presieduta da Rosy Bindi e sia per quanto riguarda i programmi, sia quello di Pier Luigi Bersani sia quello di Matteo Renzi. Entrambi, alludendo al modello tedesco, ribadivano la distinzione tra una legislazione per le coppie etero e quelle omo, equipararle significherebbe penalizzarle entrambe, distinzione che è molto importante per diversi motivi: perché le etero hanno già il matrimonio e possono avere garanzie del codice civile e hanno ora anche la possibilità del divorzio breve. 

Il principio che deve sottendere la nostra proposta legislativa è che ad una maggiore estensione della libertà debba corrispondere anche un maggiore grado di responsabilità e che dunque al riconoscimento dei diritti di coppia seguano anche i doveri, e nel caso di scioglimento, le garanzie di tutela al partner più debole.  
In questo senso ho presentato un ddl firmato da più di 40 senatori sulle unioni civili che prevede un insieme di diritti e di doveri: la possibilità di scegliere un regime patrimoniale comune, così come la necessità di doveri di solidarietà all’interno dell’unione civile registrata (articoli 6 e 7); la necessità di garantire pari condizioni nei negozi e contratti sociali, nel campo del lavoro, dell’assistenza sanitaria, dell’abitare e dei diritti successori (articoli 8, 9, 10, 11, 13, 14 e 15), oltreché naturalmente le norme relative al trattamento previdenziale e pensionistico (articoli 16 e 19).
L’articolo 17 prevede le modalità di scioglimento delle unioni civili registrate.

Per quanto riguarda i figli: qualora il genitore biologico venisse a mancare, occorre pensare ad una norma ad hoc che preveda una cogenitorialità dell’altro partner. I bambini nati da un genitore omosessuale prima etero si aggirano intorno ai 100 mila mentre sono qualche migliaio quelli nati dallecosiddette coppie arcobaleno costituitesi in associazione dal 2004, e che sono circa 800. Naturalmente anche per i figli delle coppie arcobaleno oltre algenitore biologico si deve prevedere una sorta di cogenitore.
Tutto questo senza minimamente creare una relazione con la legge sulle adozioni, pena danneggiarle entrambe.

Inchieste, statistiche, consultazioni e persino l’ultimo convegno di Magistratura democratica ci confermano che il matrimonio gay non riuscirebbe a passare in Italia: chi di voi se la sentirebbe ancora una volta di non avere neppure una legge sulle unioni civili?

La vera priorità è la legge sulle unioni civili più che quella sull’omofobia. Essa infatti si sconfigge aumentando i diritti  e non punendo i reati d’opinione se non per effetti gravissimi. E soprattutto la discussione sulle unioni gay va fatta liberamente per non dare il pretesto che intervenga una sorta di ricatto in nome di un ipotetico reato di opinione.

L’ultimo censimento Istat rileva che rispetto al 2001 calano drasticamente le coppie con figli e crescono le coppie senza figli e le famiglie monogenitore, il 34% del totale, mentre la famiglia nucleare classica si attesta solo al 32%. Gli anziani che abitano da soli sono 7.500.000, in maggioranza donne.

Cifre inquietanti: il problema allora non è chi si schiera con la famiglia tradizionale e chi parteggia per i gay, basta con queste caricature. La questione è quella di essere uniti per potenziare le relazioni, l’affettività, la fiducia e la speranza, il che vuol dire aiutare a fare nascere i bambini non come rispecchiamento narcisistico  degli adulti e, insieme, garantire a tutti, in primo luogo alle coppie dello stesso sesso che non hanno nessuna tutela, relazioni affettive solidali e di reciproco sostegno.

 

 

Pubblicato su europaquotidiano.it