Esteri

Intervento al Senato su avvio procedure Brexit

27 aprile 2017

 

Di seguito il mio intervento di oggi in Aula in occasione Comunicazioni del presidente del Consiglio in vista del Consiglio europeo straordinario del 29 aprile 2017 sull'avvio delle procedure della Brexit

 

  

Grazie Signor Presidente per aver illustrato con chiarezza lo stato dell'arte e le prospettive del negoziato sulla cosiddetta Brexit. E di averlo fatto, e di questo la ringraziamo, all'interno di una visione di grande respiro.

 

L' uscita del Regno Unito è un passaggio cruciale 

È infatti la prima volta che un paese membro decide di lasciare l'Unione. 

Un paese membro fra i più grandi. E, per la storia novecentesca, per la nostra generazione e per quella dei nostri figli, dal grande significato simbolico e storico prima ancora che politico ed economico.

Questa scelta cade poi in un momento delicatissimo delle relazioni internazionali. 

 

E dunque non era solo allarmismo temere che la Brexit potesse essere l'avvio di un processo di inarrestabile crisi del progetto europeo. 

Ma così non è stato, e sembra non esserlo.

 

Come dimostrano le elezioni olandesi prima e ora il risultato del primo turno delle elezioni presidenziali francesi. Se si confermerà la vittoria di Macron che ha vinto, non edulcorando, ma esaltanti la sua convinta adesione europeista, 

Un candidato del tutto nuovo che ha fatto della bandiera europea  il proprio vessillo: Europa non come vincolo da sopportare ma come vera opportunità e non solo economica. 

Ma come diceva bene lei signor Presidente, fatta di solidarietà sull'emigrazione e di difesa comune, per questo, anche per questo dobbiamo essere uniti.

 

In fondo il Regno Unito ha sempre partecipato al progetto europeo con delle riserve e da questo punto di vista, la scelta che è stata fatta è una scelta di chiarezza, che può e deve essere un'occasione per noi per rilanciare il processo di integrazione. 

Senza spirito di vendetta, Lei ha ragione, come per dare una lezione dimostrativa, ma con senso di serena responsabilità e di fiducia nel progetto. Con lealtà e senza ricatti.

Ripensando al nostro ruolo nel nuovo asse franco-tedesco. Da protagonisti e non da questuanti. 

 

Il negoziato che si avvierà' con il prossimo Consiglio europeo avrà le sue inevitabili e complesse tecnicità, ma può e deve essere innanzitutto l'occasione per riflettere sulla nostra identità, per riscoprire pienamente la prospettiva profondamente politica del processo di integrazione avviato dai padri fondatori della nostra Unione. 

 

Una politica fondata su Identità, cultura, radici comuni, senza che questo bisogno di valori diventi retorica, un mero appello vuoto: bisogna farlo interiorizzare ai nostri giovani, farlo sentire vivo ai nostri cittadini.

 

E nella definizione dell'identità dell'Unione v'è anche la riflessione sui confini.

L'indeterminatezza dei confini non deve divenire un veicolo di dispersione della sostanza dell'Unione. 

Anche da questo punto di vista la scelta del Regno Unito può forse aiutare a fare chiarezza nelle prospettive dei futuri allargamenti con riferimento alle quali resta prioritaria e fondamentale, per ragioni politiche e di sicurezza continuare a lavorare per una solida prospettiva europea dei Balcani occidentali. Una prospettiva rispetto alla quale siamo convinti, Signor Presidente, che Lei e il nostro Governo potrete dare un contributo decisivo, a partire dal vertice sui Balcani che si terrà a Trieste nel prossimo luglio.

 

Del resto il Regno Unito come Lei ha più volte detto esce dall'Unione europea ma non esce dall'Europa.

 

I negoziati che si avvieranno con la prossima riunione del Consiglio europeo dovranno anche per questo svolgersi in modo responsabile e con piena lealtà. Senza ricatti, senza sollevare questioni tutte strumentali, ma appunto con lealtà e responsabilità. 

E vorrei dire con orgoglio.

 

Con sentimenti di "certezza e reciprocità" come diceva lei dovranno essere rispettati da parte del Regno Unito gli impegni assunti nei confronti del bilancio dell'Unione e da parte dei negoziatori dell'Unione dovrà essere pienamente assicurato il rispetto delle condizioni dei tanti cittadini britannici che vivono nei Paesi dell'Unione; come anche, da parte britannica, la condizione dei cittadini dei Paesi dell'Unione che vivono nel Regno Unito. 

 

Non può certo essere questa l'occasione per rompere legami secolari che affondano ad esempio nelle tradizioni comuni delle nostre Università, che hanno rapporti intensissimi e di grande livello.

 

Infine un grande riconoscimento  ai risultati del  testo ambizioso - la Dichiarazione di Roma - sottoscritta da tutti gli stati membri dell'Union. 

 

Dobbiamo essere giustamente orgogliosi di quanto avvenuto il 25 marzo. In una giornata splendida in perfetta tranquillità nella nostra Capitale si è svolta la celebrazione del sessantesimo anniversario dei Trattati, mentre nello stesso giorno attorno a Papa Francesco, anche qui nella perfetta e serena tranquillità di un'altra grande città italiana Milano, un milione di persone si stringeva attorno a lui. 

 

In questa nostra Europa colpita da attentati e attraversata da paure, la serenità gioiosa con cui il nostro Paese ha saputo ospitare due eventi così importanti devono essere per noi tutti (che troppo spesso indulgiamo in sentimenti autocritici) un motivo di orgoglio, cui dobbiamo rendere merito innanzitutto alla grande professionalità e attenzione delle nostre forze dell'ordine.

Ha ragione signor Presidente: difendere la posizione dell'Italia in Europa non significa chiudersi ma recupererà il ruolo di protagonisti che abbiamo avuto all'origine di questa grande avventura di libertà e pace.

 

Serenità, speranza, ferma adesione al progetto politico di una unione sempre più stretta tra i popoli europei, devono continuare ad essere le stelle polari dell'azione del Governo, di cui la ringraziamo, nel segno del tradizionale ruolo di avanguardia che il nostro Paese ha svolto per il progresso del nostro continente.