Chiesa

Il Papa samaritano

09 dicembre 2015

Un uomo venne aggredito dai briganti. Passò un sacerdote e non si fermò, passò un levitico e proseguì, un Samaritano ne ebbe invece compassione, e si occupò concretamente di lui mentre i rappresentanti delle religioni erano passati oltre. Così il papa ha concluso l'omelia di questo storico Giubileo. Compassione significa patire insieme e misericordia, avere pietà con il cuore, il tutto senza nessuna sdolcinatura ma molto fattivamente e non per scelta "di testa". Appunto con il cuore.

Termini desueti, arcaici, snobbati dai razionalismi moderni, tornano prepotenti. Parole vive, che comunicano, che penetrano e non scivolano via come l'infinita retorica che circonda il nostro sentire e il nostro parlare. L'omelia era iniziata con l'annuncio, la certezza che Dio non è giudicante ma misericordioso, un Dio del perdono, che se così non fosse tradirebbe per primo se stesso. Per questo, aggiunge il Concilio vaticano II aprì le porte al mondo, disincagliando così la chiesa dalle secche nelle quali rischia di arenarsi quando non si apre e resta chiusa in se stessa.

Ora deve ricominciare a navigare. E le tantissime porte sante che verranno aperte in giro per il mondo ne sono il segno. Getteranno luce sulle periferie, a rendere consapevoli i centri che non possono più essere autosufficenti. Porte e ponti tra le religioni, in un dialogo che non è sterile esercizio, che non è l'autolegittimazione del sacro ma lo sforzo di lenire, concretamente, le ferite di questo preciso momento storico.

L'efficacia di Bergoglio che tanto colpisce i non credenti sta esattamente in questa empatia misericordiosa unita alla concreta percezione dei problemi di tutti, e del mondo. Con disincanto e lucidità, sapendo fare scelte, discernendo. Perché perdonare non significa non riconoscere il male, nelle piccole e nelle grandi vicende umane. Nella difesa del pianeta e nelle difficili scelte dello scacchiere internazionale la diplomazia vaticana sta ridefinendo i suoi caposaldi. Giustizia, cooperazione e diritti umani, sono i rami portanti di quel disegno di pace che aveva ispirato la sua azione migliore, dal secondo dopoguerra alla fine della guerra fredda.

Strumenti che ora devono servire per accompagnare un nuovo ordine mondiale così difficile da raggiungere. E che si stanno affinando attraverso scelte coraggiose che vedremo compiersi nel corso di questo anno. E che saranno volte non solo a riformare la chiesa ma anche a interpellare la politica delle grandi potenze del mondo.