Diritti

Utero in affitto, stop europeo

17 marzo 2016

Con lo scarto di due soli voti di 2 parlamentari del PD italiane, la commissione affari sociali del Consiglio d'Europa ha respinto la regolamentazione e dunque la legittimazione della maternità surrogata. La notizia in sé potrebbe sembrare di poca importanza. Con lo scarto di due soli voti di due parlamentari del Pd italiane, la commissione affari sociali del Consiglio d'Europa respinge la regolamentazione e dunque la legittimazione della maternità surrogata in Europa proposta dalla deputata e ginecologa belga Petra de Sutter. In odore di conflitto di interessi perché, praticherebbe lei stessa questa pratica nella sua clinica. In realtà non è affatto una notizia minore. È un segnale importantissimo, simbolico e giuridico. Per la prima volta dall'Europa non viene ritmato il solito mantra sull'estensione dei diritti e della libertà individuale, in senso indiscriminato, al quale fa eco l'immancabile «ce lo dice l'Europa». Il Consiglio d'Europa, l'importante organismo democratico composto dai parlamentari dei diversi paesi si è allineato, il 15 marzo, con quanto aveva già affermato il Parlamento europeo che in data 15 dicembre scorso aveva condannato a sua volta la pratica della maternità surrogata. Insomma questa volta l'«Europa ci chiede» di riflettere bene ma molto bene prima di limitarsi a regolamentare solo gli abusi conclamati di questa pratica. Ci dice infatti che non basta sanzionare lo sfruttamento clamoroso della maternità surrogata nei paesi dove avviene senza controlli, ma ritiene, piuttosto, che occorra stigmatizzare questa pratica in quanto. tale. In modo forte e deciso. Mette a tema finalmente il nesso desiderio-diritto e libertà individuale e diritto. Non scontato, non lineare, non legittimo. Non sempre. Non su ciò che è indisponibile. Molte e molti obiettano che non si può vietare per legge la "libera" scelta della donna di mettere a disposizione il proprio corpo mentre altri ritengono che questa disposizione non si possa riconoscere per legge: non sì può cioè dare libertà di riconoscere per legge il desiderio individuale. Legiferare sui desideri è quanto di più difficile, al limite dell'impossibile, ci venga oggi chiesto, a fronte delle infinite possibilità offerte dalla scienza applicata all'inizio e alla fine della vita. Alla riproduzione e alla morte. Tanto che la migliore bioetica, improntata sempre al principio di cautela, è sempre molto diffidente a legiferare in queste materie. A risolvere profondi conflitti etici con divieti o permessi, generali e improntati a principi astratti. E quando è proprio indispensabile ci chiede almeno di farlo in modo leggero. Privilegiando il più possibile i singoli casi particolari, la loro irriducibile specificità. Promuovendo un vero, franco, profondo e non ideologico confronto culturale, morale e politico. con la persuasione, la discussione è il dialogo che si disinnesca quel vero e proprio sgretolamento a cui assistiamo. Però questo non è sempre possibile. Spesso non basta, soprattutto quando gli interessi diventano forze travolgenti. In alcuni casi la legge è indispensabile. Eva fatta anche in modo fermo, senza tentennamenti. È questo il caso della maternità surrogata? Io credo proprio di sì. Lo so che ci sono posizioni assai diverse sul come farlo, se con un divieto assoluto o, semplicemente, con una regolamentazione, e quanto provvedimenti siffatti possano essere davvero efficaci. Credo che ora Il dibattito più serio debba riguardare questi interrogativi. Il Pd comincia a farlo. Deputati e senatori sono impegnati su questa sfida. Le nostre parlamentari sono in prima linea. Con questi due netti pronunciamenti europei si afferma la necessità di trovare una soluzione europea comune. E finalmente è l'Europa che lo chiede. Una grande, bella, notizia.

 

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