Cultura

Paronetto e la responsabilità dell’intelligenza

07 giugno 2017

 

 

Questa è una breve sintesi del mio intervento del 5 maggio scorso in occasione della presentazione del volume dal titolo: "Sergio Paronetto - Intellettuale cattolico e stratega dello sviluppo":

 

Il volume "Sergio Paronetto, intellettuale cattolico e stratega dello sviluppo" di Tiziano Torresi, ( Il Mulino ) ha il merito di aver riportato alla luce una figura straordinaria, il cui pensiero e le cui scelte sono emblematici di un'epoca, di una generazione,  quella  degli intellettuali cattolici che formatisi negli anni Trenta diventeranno il cuore della migliore classe dirigente del dopoguerra . 

L'ascetica dell' uomo d'azione non è un ossimoro per figure come Paronetto, amico e consigliere di Alcide De Gasperi e di Gian Battista Montini . Spiritualità, cultura, professione, politica e professionalità che diceva Montini : " sono  l'aiuto al proprio perfezionamento morale e valore di risorsa personale e sociale".

L'attualità, nell'Italia di oggi, di figure come questa  è particolarmente evidente: La testimonianza dei caratteri forti e dello slancio che conobbe la classe dirigente formatasi insieme, e anche grazie, a Sergio Paronetto è particolarmente preziosa in quest’ora di rassegnazione del nostro Paese, segnato da una profondissima crisi delle classi dirigenti e dello stesso impegno politico. È un messaggio che non dovremmo lasciar cadere.

Tutti gli scritti di Paronetto – sia le pagine del Diario, sia gli articoli su Studium – sono pervasi da una volontà ferrea di comprendere il mondo, di indirizzare tutto l’impegno intellettuale nel capirne i problemi, nell’individuare con coraggio le soluzioni, soprattutto nel condividere e mettere a sintesi i frutti di questo scavo su se stessi, sugli altri, sulle sfide della contemporaneità, anche quando il corso della storia appare ostile e tormentato. Qui sta il senso della responsabilità dell’intelligenza. Formata sul primato dell'amicizia (delle relazioni) , della coscienza ( formata da una fede pensante, mai identitaria).

È molto significativo che tutti gli interlocutori di Paronetto gli abbiano riconosciuto, in questo impegno, una straordinaria capacità di ascolto e di riflessione sui punti di vista diversi dal suo, che diventavano tessitura dell' azione comune.

Ci sono tre aspetti della sua biografia   che lo dimostrano

Il primo è il profondo collegamento tra il percorso di maturazione di Paronetto a quello della sua generazione, che tanta parte avrebbe avuto nella storia italiana successiva. La sua storia personale attraversa e si fa interprete della complessità della cultura cattolica, della preziosa pedagogia di Giovanni Battista Montini tra i giovani, delle radicali trasformazioni imposte dal fascismo alla società e all’economia dell’Italia. Grazie alle sue pagine private apprendiamo come un giovane nativo della Valtellina poi trapiantato a Roma, dopo aver gustato nella famiglia la temperie culturale di inizio secolo, a metà tra il messianismo tolstojano del padre e l’attivismo emancipazionista della madre,sia stato partecipe di tutto questo. Più in profondità, di come la sua generazione abbia preso parte e anche governato questo silenzioso ma fecondo cammino di trasformazione, di modernizzazione del pensiero sociale cattolico e dell’intervento pubblico nell’economia. 

Il secondo elemento è la modernità del suo modo di vivere la fede e di coltivare lo spirito. Sgorgata dal giovanile amore per l’alpinismo, anch’esso mai concepito come puro gesto eroico e solitario, ma come conquista del limite e dell'equilibrio,  Paronetto stesso definì la propria indole come “ascesi dell’azione”. La sua introspezione è un crogiolo di idee e di impulsi, di scrupoli e di entusiasmi. Mai spiritualista, mai retorico, egli maturò una consapevolezza di sé e degli altri severa ed esigente, in un difficilissimo equilibrio, mai pienamente risolto, tra corpo e anima suscitato dalla malattia reumatica che l’avrebbe portato alla morte  precoce. Una coscienza, formata con un tirocinio spirituale lento e tutto giocato nel rapporto tra fede, cultura e politica. Laddove venivano esaltati la velocità, il gesto, lo sprezzo del pericolo, la goliardia, Paronetto e i suoi compagni coltivarono la pazienza, l’amicizia fraterna, la prudenza nel giudizio, restando lontani da modelli identitari e da forme di proselitismo spicciolo. 

Il terzo elemento è la posizione che, grazie alla professione, Paronetto riuscì ad assumere al crocevia di mondi diversi e apparentemente distanti come l’Azione Cattolica Italiana, l’Iri e tutto il cosmo della rinascita democratica clandestina che prese sotterraneamente a brulicare man mano che il fascismo iniziava la sua agonia. La sua casa fu il centro di mille incontri, il rifugio di uomini della Resistenza, la meta di un pellegrinaggio di personalità che avrebbero fatto nuova l’Italia. Anche qui egli anzitutto ascoltava, coordinava, smistava una grande quantità di informazioni preziose sulle risorse umane e civili dell’Italia in guerra. Poteva certamente diventare un leader. Ne aveva le qualità e l’autorevolezza. Scelse la strada più silenziosa e certamente fecondissima dell’autentico intellettuale, di chi sa che all’uomo che pensa è richiesto un martirio intimo per entrare dentro gli enigmi e i dentro i drammi della storia che si vive, di chi è consapevole dell’impossibilità di restare spettatori e impegnarsi invece sulle barricate dell’azione, di chi conosce l’importanza di gettare lo sguardo oltre il presente e, con coraggio, immaginare vie radicalmente nuove per cambiare in meglio i destini del proprio Paese.

Non mi sembra che lezione più utile possa venire oggi alle nostre classi dirigenti estenuate e stanche. E dalla politica.