Cultura

intervento in occasione dell’anniversario dei sessanta anni del patto di Roma

29 marzo 2017

Di seguito il mio intervento in occasione dell’anniversario dei sessanta anni del patto di Roma, tenuto nella sala Zuccari di Palazzo Giustiniani

 

 

Sono molto contenta di dare il benvenuto a tanti docenti e operatori del mondo dell'istruzione e della formazione e di portare loro il saluto a nome del Senato. 

Questa iniziativa, è stata promossa dall’Istituto di Studi Germanici che ora amplia lo spettro dei suoi interessi a questioni cruciali culturali e politiche generali. Saluto e ringrazio il ministro dell’Istruzione e la facoltà di pedagogia di Roma 3 che hanno sostenuto questo importante incontro.

Per L'occasione dei Trattati di Roma firmati nel marzo del 1957, fondativi della nuova Europa. Dodici anni dopo la conclusione della guerra più sanguinosa che l'umanità avesse mai conosciuto.

La Nuova Europa nasce quindi nel segno della pace.

Nel Trattato di Roma venne creato il Mercato comune. Un passaggio cruciale, nel processo di integrazione. 

Un processo che non voleva e non doveva avere solo una dimensione puramente economica, ma voleva affondare le sue radici nella volontà dei nostri cittadini, dei cittadini europei, di vedere garantita la loro sicurezza di fronte a pericoli comuni.

 Dopo due devastanti conflitti mondiali nati e combattuti in Europa, e davanti alla sfida nuova della guerra fredda, combattuta questa nel silenzio delle armi, l'integrazione europea è stata una risposta, vincente proprio perché politica.

La Comunità nasce nel 1950 "solo del carbone e dell'acciaio", ma con un carattere nuovo - la sovranità condivisa - che la rende unica nel panorama delle organizzazioni internazionali, e tenterà invano di diventare a metà degli anni '50 una Comunità di difesa, con un'ambizione federale. Questo proprio nel momento in cui più alto era il rischio di un nuovo e devastante conflitto.

Costruire l'esercito europeo sarebbe stato "uno stabile ponte tra le nazioni". Come ebbe modo di dire allora Alcide De Gasperi, "ciascuno sente che questa è l'occasione che passa e non torna più". Fu quello il primo tentativo di superare un approccio gradualistico: la possibilità di arrivare direttamente ad una forma federale sembrava a portata di mano. 

Ma quel progetto fallì. Anche allora tutto sembrava perduto. 

Come però ha affermato un altro grande europeista italiano, Altiero Spinelli, "il valore di un'idea, prima ancora che dal successo finale, è dimostrato dalla sua capacità di risorgere dalle proprie sconfitte" e il cammino dell'integrazione europea ripartì nel 1955 da Messina. 

 Un testo, quello di Messina, breve, chiaro e ambizioso. L'obiettivo allora come oggi, e cito alla lettera, "è quello di mantenere per l'Europa il posto che occupa nel mondo, restituirle la sua influenza e aumentare in maniera continua il livello di vita della sua popolazione". 

Oggi, di fronte all'idea sempre più diffusa secondo la quale la nostra integrazione è fonte di insicurezza piuttosto che un baluardo, il monito di Spinelli credo, spero, debbano a tutti essere presenti.

Bisogna dare delle risposte alle domande che i cittadini si stanno facendo. Fornire queste risposte compete ai parlamenti, sedi della rappresentanza politica, e ai governi come fonte della legittimità statuale dell'Unione. 

Ma io credo che competa ancora di più a chi forma i cittadini di oggi e di domani.

E qui parlo come docente, a tanti colleghi, ben più che come parlamentare,

Penso alla importante esperienza dell'Erasmus che oggi diventa fondamentale e che va potenziata nel senso della formazione e della conoscenza reciproca.

Che va presa molto sul serio, potenziata è seguita.

Non dobbiamo cedere a tentazioni catastrofistiche. Dobbiamo spiegare quali positivi risultati di pace e di benessere e di sicurezza il processo di integrazione abbia permesso di conseguire. 

Ma dobbiamo anche essere consapevoli che molte cose devono cambiare. 

Non possiamo restare dove siamo! 

Bisogna innanzitutto ricostruire un clima di fiducia.

 È anche la mancanza di fiducia che frena i paesi e impedisce di passare ad una nuova, indispensabile fase di integrazione. 

Serve una lettura condivisa delle risposte che sono state date alla lunga crisi economica e finanziaria.

Serve una riscoperta, non retorica, non astratta, delle vere radici comuni, ideali, culturali, religiose.

Serve insomma un vero dibattito pubblico europeo. 

La prima sede di questo dibattito è il Parlamento di Strasburgo. 

Le risoluzioni approvate nelle sessioni di gennaio e di febbraio scorso forniscono soluzioni per migliorare l'assetto istituzionale . 

Su come ad esempio approfondire la dimensione sociale dell'Unione, o come riformarne il bilancio. 

Per colmare quel divario tra promesse e risultati concreti che spesso mina la fiducia nell'azione dell'Unione: azione che deve piuttosto concentrarsi su sfide nuove, dove serve un intervento comune.

 Pensiamo all'Unione bancaria, nel sento della sussidiarietà 

a una comune azione per la difesa e dell'intelligence contro il terrorismo, in materia di diritto penale europeo nel senso di una cultura giudiziaria europea 

A una azione in materia dell'asilo e dell'immigrazione soprattutto, che va gestita sulla base di principi di solidarietà e non discriminazione a partire da una revisione urgente del Regolamento di Dublino - come giustamente sottolinea la risoluzione del Parlamento europeo - e dall'istituzione di un "sistema permanente e giuridicamente vincolante di distribuzione dei richiedenti asilo tra gli Stati membri, basato su una distribuzione equa e obbligatoria".

 

Le sfide cui attualmente deve far fronte l'Unione sono le più pericolose che si siano mai prospettate, da quando è stato firmato il Trattato di Roma. 

Due così detti populismi, termine scioccamente dispregiativo perché spesso sottintende giusti sentimenti e bisogni popolari, 

Due populismi quello economico e quello nazionalistico si fondono oggi pericolosamente in quasi tutti i paesi europei.

Una morsa, una tenaglia che ricorda pericolosi esiti dell'Europa novecentesca degli anni Trenta.

Dobbiamo sconfiggere la paura che li muove

Dobbiamo dare fiducia e senso di sicurezza 

E voi, noi, abbiamo un compito che supera anche quello di leggi giuste, che vanno in un giusto rafforzamento dell'Unione

È il compito della formazione dei nostri giovani

È quello di ridare, senso, spessore, valore ai fondamenti migliori della nostra comunità europea, quelli di un umanesimo comune che affonda le sue radici nella solidarietà e nella fraternità 

Grazie di essere qui e buon lavoro